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martedì 1 aprile 2014

Goggius e muttettus a Gesico - (Canti popolari)

Tempo fa avevo cominciato a raccogliere canti della tradizione popolare del mio paese, Gesico.

Alcuni li potete leggere nel primo articolo sull'argomento: Gesico - Is Muttettus (Canti popolari della Sardegna).

Eccovene di seguito qualche altro, raccolto da mia madre Nanda proprio in questi giorni, grazie alla memoria sempre pronta di zia Nina.

Si tratta di alcuni muttetti che avevano come argomento le giovani del paese di Gesico descritte in modo talvolta ironico per metterne in risalto alcune caratteristiche.
Ma bando alle ciance, eccovi i primi muttetti, seguiti dalla loro traduzione, in attesa che zia Nina ne riporti altri alla memoria:

Aventina Schirru,
bella e curiosa,furba e spiritosa,
de su ballu sardu esti una regina,ancora non esti sposa
e pagu ad'atturai.
Trad:
Aventina Schirru,
bella e curiosa, furba e spiritosa,
del ballo sardo è una regina,
ancora non è promessa sposa, ma poco ci vorrà.

Livia Bernardini,
dipendidi de un ramu fini
e a cunvinci a chini d'ada acquistai.
Trad:
Livia Bernardini,
appartiene ad una famiglia nobile
ancora si deve presentare colui che la chiederà in sposa.

Iolanda Schirru
bogada un modellu,
unu frori bellu non d'ada mancai.
Trad:
Iolanda Schirru
indossa un modello,
un fiore bello non le mancherà.

Sebastiana Contu
aspettada sa primavera e
paridi una passionera pronta a sbocciai.

Trad:
Sebastiana Contu
attende la primavera
e sembra un fiore di passiflora pronto a sbocciare

Teresina beccia
Teresina beccia, innui sesi,
t'appu sciccau
ma su 'entu ti nd'adi pigau
e in s'arru t'appu agattau.
Trad:
Vecchia Teresina
Vecchia Teresina, dove sei,
ti ho cercata
ma il vento ti ha portato via,
e nei rovi ti ho ritrovata.
Così vi lascio, in attesa che zia Nina ricordi qualche altro brano della vita passata del mio paese, Gesico.
Grazie mamma, grazie zia Nina, per questi ricordi.
Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO e Fernanda DEMURO

sabato 10 maggio 2008

Gesico - Is Muttettus (Canti popolari della Sardegna)



La tradizione orale ci riserva tante sorprese,se solo si ha la capacità di ascoltare gli anziani, unici ed ultimi consegnatari di quest’antico sapere.
In un tempo in cui la vita era fatta di duro lavoro e di sacrifici si aveva la necessità di evadere con la mente, così mentre si era impegnati a mietere il grano a mano, o quando le donne si recavano al fiume a lavare i panni, spesso si trovava ristoro nell’antica arte del canto, che unita alla poesia popolare, ha visto nascere tanti muttettus, che trattavano i più disparati argomenti, ma sempre legati a momenti di vita quotidiana.



Gli argomenti preferiti dalle donne erano chiaramente quelli legati al matrimonio e più in generale all’amore.



Oggigiorno è difficile sentire qualcuno cantare vecchi muttettus, anche se capita che in occasione delle feste popolari, complici la generale euforia e qualche bicchiere di vino in più, qualcuno si lasci andare e trascinato dal suono di una fisarmonica, ripeta a memoria ciò che ha sentito per la prima volta tanti anni addietro.



Ormai la civiltà ha cancellato quasi tutti quei momenti di vita comune che permettevano di sentire, ad un viandante che si trovasse a passare nei pressi di un fiume, tante donne che cantavano, nonostante la fatica, di amori sognati, vicini o lontani.



Si potrebbe dire che la lavatrice e la mietitrebbia, per fare solo due esempi, hanno ucciso is muttettus, come la televisione ha ucciso “is contus de sa zimminera”.



Così spetta a noi tutti impedire che questi racconti, nati tanti anni fa e spesso tramandati di generazione in generazione, facenti parte della migliore tradizione orale, vadano perduti per sempre. Spetta a noi giovani raccoglierli e farli conoscere, scriverli e quindi preservarli dalla fine certa cui andrebbero incontro se lasciati ad un’ipotetica trasmissione orale.

Spesso accade che si tralasci qualcosa perché si pensa che sia “brutto”, superato, poco interessante, poi si cresce, culturalmente, e allora ci si accorge delle occasioni perdute, qualche volta si è ancora in tempo per rimediare, ma sempre più spesso, il depositario di un’antica conoscenza non è più tra noi e così pure quell’antica conoscenza.

In una società basata sulla pastorizia e sull’agricoltura, erano in pochi ad aver studiato e ad essere capaci di leggere per apprendere le nozioni occorrenti per la vita quotidiana, quindi tutti gli insegnamenti avvenivano oralmente, per mezzo di proverbi, racconti, muttettus…Normalmente is muttettus erano preceduti da una cantilena senza alcun senso se non quello di sincronizzare il canto di tutto il gruppo, una di queste suonava più o meno così:

"anninnirannai andirennari anninnirannai"


Ecco un tipico breve esempio di muttettu cantato dalle ragazze quando una di loro si innamorava di un ragazzo di Mandas, paese confinante.

Su campanilli e Mandas

Potta campana a tresi

Su campanilli e Mandas

In su coru miu sei

Insuggillau e non d’andasa

Potta campana a tresi

Insuggillau e non d’andasa

Potta campana a tresi.


Al termine de su muttettu veniva nuovamente ripetuta la cantilena iniziale.

Il tema della solitudine della donna, abbandonata per lunghi periodi a causa del lavoro del pastore, e quello della ricerca dell’uomo da sposare sono testimoniati in quest’altro muttettu:


pastori furria a cottica ses pastori sollu

pastori furria a cotti

po mi donai consollu

n’di torristi sanu e fotti ca ses pastori sollu

n’di torristi sanu e fotti

po mi donai consollu

mamma ponghidi sa mesa

e ponghidi unu coccoi

mamma ponghidi sa mesa

is piccioccus di oi non teninti firmesa
ponghidi unu coccoi

non teninti firmesa

is piccioccus di oi

su muccadori e seda

du spraxiu in s’enna ‘e s’ottu

su muccadori ‘e seda

si passa su piccioccu

e di naru bonassera

du spraxiu in s’enna ‘e s’ottu

di naru bonassera

si passa su piccioccu.


Al di là del significato più o meno importante delle parole, si deve considerare che spesse volte, vecchi muttettus contengono, immutate, parole oramai in disuso, sono quindi testimoni della evoluzione della lingua sarda del luogo di provenienza.

Io penso che is muttettus abbiano diritto ad un posto nei nostri ricordi, assieme alle favole e ai proverbi, per un motivo più semplice ma altrettanto importante e cioè perché ci ricordano una parte della nostra vita, quella legata alla fanciullezza e ai nostri nonni che ci coccolavano e ci viziavano e che tanti ricordi hanno lasciato prima della loro scomparsa.


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO